Cura del glaucoma e cellule staminali

Il glaucoma, chiamato anche il ‘ladro silenzioso della vista’ è una patologia molto temibile e ancora senza una cura risolutiva. Le attuali terapie infatti mirano ad abbassare la pressione oculare per evitare il danno alle cellule ganglionari della retina. Attualmente nel mondo è questo il gold standard di terapia, ma sono in corso sperimentazioni che prevedono l’uso di cellule staminali a scopo rigenerativo.

Ma a che punto sono? Possono essere considerate trattamenti di seconda linea? In molti se lo chiedono perché nel mondo alcune cliniche arruolano pazienti per trattamenti sperimentali ma a pagamento, una prassi considerata poco etica dal mondo scientifico. La terapia è promettente sulla carta e potrebbe dare  risultati positivi nella rigenerazione dei nervi oculari danneggiati. Sull’argomento si è espresso il Dr. Jeffrey Goldberg dell’ Accademia Americana di Oftalmologia, che afferma come le staminali producano due effetti principali nel recupero dei pazienti: il primo, allo stadio iniziale della malattia, è la neuroprotezione delle cellule ganglionari della retina, evitando l’avanzamento della degenerazione. Allo stadio più avanzato, quando la degenerazione è già in atto, le staminali agirebbero rimpiazzando le cellule nervose dei gangli e degli assoni della retina, bloccando la progressione della malattia. Non esistono però ancora evidenze cliniche che attestino il recupero della funzione visiva dopo una grave compromissione dovuta al glaucoma.

Il trattamento del paziente in cui è già avvenuto un danno cellulare e la perdita della visione è una sfida in atto, per i ricercatori e gli scienziati che se ne stanno occupando. Per ora, i ricercatori hanno raggiunto un primo traguardo: hanno testato la giusta via molecolare per “dialogare” con le staminali e riuscire a mutarle in cellule ganglionari della retina. Più complicato e rallentato il secondo passo verso i test clinici è la sperimentazione. Il trapianto delle cellule nella retina non è ancora stato verificato, così come la possibilità che le staminali possano essere integrate nei tessuti oculari del paziente. Una partita che si gioca più lentamente a causa dell’elevato costo della sperimentazione e dei rischi ancora elevati per la salute dell’occhio. E’ infatti ancora alta la probabilità di infiammazioni oculari - endoftalmiti - che porterebbero a un’ulteriore diminuzione della vista.