Dal controllo della pressione oculare alla neuroprotezione: cambia l’approccio al glaucoma

L’approccio terapeutico del glaucoma sta cambiando: è stato infatti ormai dimostrato che l’abbassamento della pressione oculare da sola non è sempre sufficiente ad arrestare la malattia, ma può giovarsi dell’associazione ad altri trattamenti neuroprotettivi. L’eziologia multifattoriale della malattia, infatti, sta conducendo alla ricerca di nuove strategie: il glaucoma è una malattia cronica caratterizzata dal progressivo danneggiamento del nervo ottico e dalla conseguente alterazione del campo visivo. L’aumento della pressione oculare è il principale fattore di rischio anche se questa patologia si può sviluppare in pazienti che hanno una pressione oculare normale.

Diversi studi hanno dimostrato che la riduzione della pressione oculare nei pazienti con glaucoma è in grado di rallentare significativamente la progressione della malattia, ma non sempre riesce a fermarla. Un ampio numero di pazienti infatti (variabile dal 20 al 70% secondo le varie casistiche), soffre di una forma di glaucoma nel quale la pressione oculare è nell’ambito di valori di normalità.dichiara il professor Luciano Quaranta, direttore del Centro per lo Studio del Glaucoma presso l’Università degli Studi di Brescia. “Le strategie messe in atto per ridurre la pressione oculare includono l’uso di colliri con principi attivi in grado di ridurre la produzione di umore acqueo o di aumentarne il deflusso dall’occhio, trattamenti laser o la chirurgia. Ma le più recenti ricerche hanno evidenziato che non sempre la sola riduzione della pressione è sufficiente nel rallentare l’evoluzione della malattia. Oggi considerata come una forma di neuro degenerazione primaria delle cellule ganglionari della retina”.

Anche se la riduzione della pressione oculare rappresenta il “gold standard” per il trattamento del glaucoma, alcuni pazienti peggiorano malgrado abbiano raggiunto il livello pressorio ottimale. Negli ultimi anni, l’attenzione della ricerca, alla luce delle similitudini che esistono tra glaucoma ed altre neurotticopatie si è concentrata sulle cellule ganglionari della retina che vengono danneggiate da fattori come lo stress ossidativo, la neuroinfiammazione e una alterazione nella funzione dei mitocondri, le centrali di energia delle cellule.

Ecco perché nuove ricerche stanno puntando ad altri approcci terapeutici che agiscano proprio sulla cellula ganglionare della retina, i cui assoni formano il nervo ottico. “L’obiettivo” prosegue Quaranta “è quello di prevenire o ridurre la degenerazione del nervo ottico e di conseguenza il difetto del campo visivo. Ma soprattutto contrastare il trend epidemiologico che vede cinquemila italiani perdere la vista ogni anno. Ecco perché dobbiamo iniziare a pensare al glaucoma come ad una malattia neurodegenerativa che ha l’occhio come bersaglio”.

Tra le varie sostanze ad azione anti-ossidante, il Coenzima Q10, noto anche come ubiquinone, è considerato la più promettente per il trattamento del glaucoma. “Simile ad una vitamina è presente in molte cellule eucariotiche soprattutto a livello mitocondriale. Alcuni studi clinici hanno dimostrato che il Coenzima Q10 esercita un’attività neuroprotettiva ed è stato ampiamente studiato in varie malattie come il Parkinson, l’Alzheimer, la Corea di Huntington e nella Sclerosi Laterale Amiotrofica” spiega il professor Quaranta. Il coenzima Q10 è oggi riconosciuto dalla comunità scientifica come un possibile approccio nel contrastare i complessi meccanismi di danno causati dal glaucoma.