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I controlli dall’oculista

Gli occhi sono una struttura delicata importantissima. Per questo vanno controllati con frequenza. A maggior ragione in presenza di piccoli disturbi, malattie vere proprie o vizi refrattivi. Per valutare la situazione, lo specialista può ricorrere a diversi esami.

Dall’infanzia all’adolescenza

Le mamme, pur così attente quando si tratta della salute e del benessere dei figli, spesso non sono consapevoli dell’importanza delle visite oculistiche in età infantile. Dalla nascita in poi, infatti, vanno previsti alcuni controlli. Purtroppo, secondo alcune ricerche, il 25% dei genitori ritiene che i figli debbano andare dall’oculista solo dopo aver imparato a leggere, mentre se mamma e papà hanno difetti di refrazione, il primo controllo va effettuato entro i primi 6 mesi di vita. Ecco le tappe dei vari controlli oculistici da fare:

  • alla nascita: si effettua spesso un controllo di routine, per escludere o meno eventuali malattie congenite e la congiuntivite tipica del neonato. Dopo questo primo controllo si può tornare dall’oculista anche attorno al primo anno di vita, ma in genere ciò accade solo se i genitori rilevano strabismo o altri problemi;
  • a quattro anni: è necessario un controllo per valutare quanto e come il bimbo vede (non è possibile farlo prima). E’ proprio con questa visita che si può scoprire il cosiddetto occhio pigro;
  • a sei anni: è utile fare una visita prima di iniziare la scuola per controllare in modo completo la funzionalità visiva;
  • durante l’adolescenza: se non compaiono segnali prima, è necessaria una nuova visita fra i 10 e i 15 anni, età in cui normalmente si manifesta la miopia.

Da adulti

Superata l’adolescenza, chi soffre di vizi refrattivi o di malattie specifiche deve sottoporsi a visite periodiche: sarà il medico a indicare la frequenza più indicata al caso specifico. Le persone che non presentano problemi, invece, posso rimandare l’appuntamento con l’oculista intorno ai quarant’anni. Questo sempre che non subentrino problemi o anomalie: in caso di disturbi anche minimi agli occhi e alla vista, infatti, è sempre bene rivolgersi all’oculista per un controllo. Dopo i quarant’anni, è importante ritornare a farsi visitare con una certa frequenza (una volta ogni anno e mezzo se si sta bene): a partire da questa età, infatti, possono subentrare i problemi legati all’invecchiamento e alla degenerazione delle strutture dell’occhio.

Gli esami utili

L’ oculista, a seconda della persona, dei disturbi lamentati, della situazione specifica, può effettuare alcuni esami per controllare la salute degli occhi.

La valutazione con tavola ottotipica

La persona viene invitata a guardare, prima con un occhio e poi con l’altro, una tavola luminosa posta ad una certa distanza, suddivisa in varie righe: su ciascuna riga sono presenti una serie di lettere. Andando dall’alto verso il basso, le lettere si rimpiccioliscono. In base alla capacità di riconoscere le lettere, l’oculista può calcolare la capacità di visione da lontano.

L’autorefrattometria

Si tratta di un esame computerizzato, utile per determinare l’errore refrattivo di un occhio in maniera oggettiva. In pratica, la persona viene invitata a guardare all’interno di un apposito strumento che, avvalendosi dei raggi infrarossi, riesce a determinare la migliore correzione ottica per la compensazione dell’eventuale difetto refrattivo. Per una migliore precisione dei risultati, l’esame va eseguito anche a pupilla dilatata (dopo l’instillazione di alcune gocce di un collirio che è in grado di dilatare la pupilla). Permette di valutare eventuali difetti visivi già diagnosticati oppure di portare alla luce i possibili difetti latenti (spesso molte persone hanno lievi difetti senza saperlo).

Lo studio della funzione lacrimale

Per valutare se l’occhio è sufficientemente lubrificato oppure se tende alla disidratazione, si può ricorrere a due esami:

  • il Break up time: esame che misura il tempo di rottura del film lacrimale. In pratica, si colora la cornea con una particolare sostanza, la fluoresceina, e si osserva una zona con una speciale lampada a fessura. Quindi, si chiede alla persona di mantenere la palpebra aperta il più lungo possibile. Poi si misura il tempo che intercorre fra l’ultimo ammiccamento alla formazione di piccole aree asciutte sulla superficie corneale, facendo la media di tre successive determinazioni. Se la media è inferiore ai 10 secondi, la lubrificazione è considerata scarsa;
  • il test di Schirmer: consiste nell’introduzione, nell’occhio, di una striscia di carta assorbente con una scala graduata. La striscia va lasciata in posizione per circa cinque minuti (con le palpebre chiuse). Al termine si vede fin dove le strisce si sono imbevute, stabilendo così se la quantità di lacrime è sufficiente (in genere lo è se supera i 12 mm) oppure no.

Il test di allineamento degli assi visivi

Serve a valutare se gli occhi sono dritti e paralleli. Il medico pone una sorgente luminosa davanti alla persona e osserva se il riflesso è centrato in entrambi gli occhi.

Il cover test

Consente di diagnosticare la presenza di strabismo. Il medico fa fissare un oggetto lontano e poi vicino e gli ostacola alternativamente un occhio: dai movimenti dell’occhio capisce il problema.

Lo stereo test

Permette di valutare la visione binoculare (data solo dalla funzione ottimale di due occhi). Il medico mostra una particolare tavola piena di punteggiature, nella quale, se tutto è a posto, la persona dovrebbe cogliere immagini tridimensionali e in rilievo.

L’esame del fondo dell’occhio

Valuta la retina e la papilla (cioè la testa del nervo ottico), che appare pallida ed escavata in caso di sofferenza. Si esegue dopo aver instillato negli occhi della persona qualche goccia di un collirio speciale che permette la dilatazione della pupilla. In questo modo, l’oculista, utilizzando un apposito strumento riesce ad avere una migliore visione dall’interno del bulbo oculare.

La misurazione del tono oculare

Serve per valutare la pressione interna dell’occhio. Prima dell’esame vero e proprio vengono instillate nell’occhio alcune gocce di collirio anestetico, dopodiché lo specialista appoggia delicatamente sull’occhio un piccolo cono di plastica. Questo cono è collegato al tonometro, lo strumento che permette di rilevare i valori della pressione dell’occhio. In alternativa, si può usare il tonometro a soffio, che non richiede contatto con la superficie dell’occhio. In pratica, si indirizza verso l’occhio un lieve getto di aria compressa. In base al grado di deformazione del bulbo oculare viene calcolata la pressione dell’occhio. Questa metodica è però meno precisa. La rilevazione può anche essere ripetuta in diversi momenti della giornata, perché la pressione interna dell’occhio può variare a seconda delle situazioni.

La perimetria

Si tratta di una valutazione del campo visivo. Consente di sapere con precisione di quanto si è ridotta l’area di visione della persona. Prima di iniziare l’esame, la testa della persona viene posizionata di fronte allo schermo sul quale appaiono diversi segnali luminosi, la cui presenza va segnalata schiacciando un pulsante. In caso di problemi alle vie ottiche, la persona non sarà in grado di vedere tutti i segnali.

La gonioscopia

Permette di valutare l’estensione dello spazio compreso tra la cornea e l’iride. Si esegue appoggiando una speciale lente sull’occhio utilizzando uno specchio inclinato. Aiuta a identificare eventuali anomalie della zona.

La tomografia ottica computerizzata

Si tratta di un’indagine non invasiva indolore, che impiega un apparecchio laser a infrarossi, a bassa potenza e non nocivi, allo scopo di fotografare la retina e gli strati oculari più profondi e di visualizzarne l’anatomia. La persona viene fatta posizionare davanti all’apparecchiatura, con il mento e la fronte appoggiati a due appositi sostegni, allo scopo di mantenere gli occhi perfettamente fermi. L’esame dura pochi minuti e funziona come una semplice macchina fotografica: esegue una sequenza numerosa di scatti, attraverso i quali identifica chiaramente le condizioni della retina, evidenziando le eventuali anomalie. Questo esame permette anche di studiare la parte anteriore dell’occhio.

La conta delle cellule endoteliali

La cornea è rivestita internamente da uno strato di cellule endoteliali, che le permettono di rimanere trasparente. Queste cellule non si rigenerano con il tempo, di conseguenza conoscerne il numero e l’aspetto permette di verificare lo stato di salute generale dell’occhio. La persona deve appoggiare il mento e la fronte ai supporti predisposti, per permettere all’apparecchio, dotato di un microscopio, di fotografare l’occhio. La foto permette di verificare lo stato dell’endotelio corneale e calcolare la quantità di cellule residue.

Gli occhiali

Gli occhiali furono inventati con ogni probabilità a Venezia nel corso del 1200. Nella Cronaca del convento di Santa Caterina di Pisa è detto che il frate domenicano Alessandro della Spina (morto nel 1313) “rese nota l’invenzione degli occhiali” anche se cinesi e indiani hanno tentato di rivendicarne la paternità. Fabbricati dagli artigiani vetrai di Murano, una delle prime rappresentazioni pittoriche appare nel ritratto del cardinale Ugo di Provenza, affrescato nel 1352 dal pittore Tomaso da Modena.

Gli occhiali sono la soluzione più semplice ai comuni difetti della vista: devono essere prescritti dall’oculista anche se l’ottico può fornire dei consigli preziosi per orientarsi nella scelta. Per leggere e lavorare al pc e in presenza di una semplice presbiopia vanno bene occhiali monofocali. Le lenti possono essere dotate di un filtro per la luce blu che protegge la visione dalla luce emessa dai numerosi dispositivi elettronici come tablet e smartphone.

Le lenti progressive permettono di correggere con un unico paio più difetti. Quelle personalizzate sono il top di gamma e vengono preparate dopo aver misurato con un apparecchio digitalizzato i tuoi parametri personali (distanza tra la lente e l’occhio, l’angolo di avvolgimento della montatura, per esempio), ma anche i movimenti che compi con la testa e gli occhi per mettere a fuoco alle varie distanze. Risultato: un prodotto su misura che ti garantisce una miglior visione, anche laterale, e tempi di adattamento più rapidi.

Per guidare sono indicate lenti antiriflesso per la guida notturna e polarizzate se si guida preferibilmente di giorno: riducono i riflessi della strada, dei fari posteriori delle altre auto e del cofano. Le immagini risultano più nitide e gli occhi si stancano meno.

Lenti a contatto

Per chi non ama indossare gli occhiali, l’alternativa sono le lenti a contatto, sempre però sotto consiglio dell’oftalmologo che valuterà la qualità del film lacrimale, la salute dell’occhio, l’assenza di infezioni e alterazioni della forma della cornea.

Oggi le lenti correggono quasi tutti i difetti di refrazione: miopia, ipermetropia e astigmatismo. Ve ne sono per tutte le esigenze: le morbide sono le più usate perché ‘vestono’ bene la superficie dell’occhio e offrono un grande confort. Ma ce ne sono anche di semi-rigide e rigide. Le usa e getta che non richiedono manutenzione e ogni sera si buttano, mentre quelle mensili o fisse devono essere pulite accuratamente con un lieve massaggio che elimini polvere e inquinanti e sostanze che possono favorire la crescita dei germi. Dopo la pulizia vanno riposte nel loro contenitore immerse nel liquido di lavaggio..

Chirurgia refrattiva

La chirurgia refrattiva, nota anche come ‘laser’, è in auge da più di 25 anni ed è ormai diventata un intervento di routine per chi non tollera le lenti a contatto o vuole liberarsi definitivamente degli occhiali. Il laser esercita una sottile asportazione di tessuto in grado di modificare la curvatura della cornea in modo che l’immagine torni a cadere perfettamente sulla retina, risolvendo così miopia, ipermetropia e astigmatismo. Intervento sicuro in cui è fondamentale la selezione del paziente: la cornea deve essere di uno spessore sufficiente, così come la dilatazione della pupilla. Malattie della cornea come il cheratocono sono un fattore di controindicazione all’intervento così come la scarsa lubrificazione delle lacrime. Nei pazienti adatti i risultati sono estremamente soddisfacenti con correzione delle miopie sino a 7 diottrie, correzione dell’astigmatismo entro le 3 diottrie nell’ 85% dei casi e correzione dell’ipermetropia (sino alle 2 diottrie e ½), nell’80% dei pazienti.

Gli interventi con le diverse tecniche sono eseguiti in regime ambulatoriale, durano pochi minuti e vengono effettuate in anestesia locale. Nell’evoluzione della LASIK, il chirurgo utilizza un laser ad altissima frequenza (detto a femtosecondi) ed incide la parte superficiale della cornea, creando un lembo di circa 100 micron. A questo punto alza il lembo e modifica la curvatura della cornea con un tradizionale laser ad eccimeri. Il recupero è rapido e si torna a vedere nel giro di un giorno.

Tempi di recupero veloci anche con la SMILE, la tecnica più innovativa in cui il femtolaser disegna e ritaglia all’interno della cornea una sottilissima lamella circolare che, una volta rimossa, di fatto corregge il difetto visivo. Indicata solo per correggere la miopia e astigmatismi non troppo elevati, al momento non corregge l’ipermetropia. 

La tecnica PRK (o fotoablazione) invece prevede tempi di recupero più lunghi: il chirurgo asporta prima l’epitelio che ricopre la cornea e con il laser ad eccimeri ne modifica la curvatura. L’entità della sottrazione di tessuto varia in base all’entità della miopia da correggere. Alla fine dell’intervento applica una lente a contatto protettiva che ha lo scopo di proteggere la cornea, favorire la formazione del nuovo epitelio e proteggere l’occhio per 3-5 giorni.

Il laser ad eccimeri

Il laser ad eccimeri è un apparecchio in grado di produrre un fascio di luce con lunghezza d’onda nel campo dell’ultravioletto, di colore omogeneo e non visibile. Il raggio laser al contatto con la cornea, grazie alla sua energia è in grado di asportare (ablare) piccole quantità di tessuto in modo estremamente preciso senza peraltro danneggiare il tessuto circostante.

http://www.guidovitabile.com/osvi

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